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Risarcimento per una caduta: quando spetta e quanto vale

Spetta se a farti cadere è stata una cosa che qualcuno aveva in custodia. Le tre prove, le due difese che fanno perdere e come si calcola la somma.

A cura di GFR S.r.l.
Aggiornato il · 10 minuti di lettura

Il risarcimento per una caduta spetta quando a farti cadere è stata una cosa che qualcuno aveva in custodia, come una buca nel marciapiede, un pavimento bagnato in un negozio o un gradino rotto in un condominio, e riesci a dimostrare che ti sei fatto male proprio per quella cosa. Non spetta, o viene ridotto, se il pericolo si vedeva bene e bastava la normale attenzione per evitarlo. La somma non è fissa: dipende dalle lesioni che un medico legale accerta, e i giudici la calcolano con tabelle che guardano ai punti di invalidità permanente e all'età.

Se sei caduto e non sai se il tuo caso regge, puoi raccontarci com'è andata dalla pagina contatti.

La regola: risponde chi ha la cosa in custodia

L'articolo 2051 del codice civile dice che ciascuno è responsabile del danno causato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. Custode è chi ha di fatto il controllo della cosa e può intervenire per toglierne il pericolo: non serve che ne sia il proprietario (Cassazione, sentenza n. 11152 del 2023).

Nel 2022 le Sezioni Unite della Cassazione hanno fissato i criteri, con la decisione n. 20943. La responsabilità del custode è oggettiva: conta il legame fra la cosa e il danno, non la diligenza del custode. Per liberarsi, lui deve provare il caso fortuito, cioè un fatto imprevedibile e inevitabile: un evento naturale, il comportamento di un terzo oppure quello di chi si è fatto male. Il caso deciso era diverso, l'esondazione di un fiume e il gestore di una diga, ma il principio vale per ogni cosa in custodia.

Se un custode non c'è, vale la regola generale dell'articolo 2043 del codice civile: risarcisce chi causa un danno ingiusto con dolo o colpa, e la colpa devi provarla tu.

Per le cadute in palestra, in piscina o su un campo c'è anche il rischio accettato da chi fa sport: vedi la guida sull'infortunio sportivo.

Le tre cose che devi provare

La prova tocca a chi chiede (articolo 2697 del codice civile).

Cosa devi provare Che cosa vuol dire Cosa raccogliere subito
La cosa e chi la custodiva Quale cosa ti ha fatto cadere, in che stato era, chi ne aveva il controllo Foto del punto prima che venga sistemato, da vicino e da lontano. Giorno e ora. Una segnalazione scritta al Comune, all'amministratore o al negozio
Il legame con la caduta Che sei caduto proprio per quella cosa, e in che modo Nome e recapito di chi ha visto. Quello che hai detto subito a chi ti ha soccorso
Il danno Le lesioni e quello che ti sono costate Il referto dello stesso giorno, in cui resta scritto dove e come sei caduto. Esami, ricevute, documenti sul guadagno perso

Sul legame i giudici sono severi: non basta che caduta e buca stiano nello stesso posto, va descritto e dimostrato come sono andati i fatti (Cassazione, n. 12760 del 2024). Se resta incerto un fatto decisivo su come è nato il danno, la prova del legame manca e il custode non risponde (n. 33129 del 2024).

Tre cose invece non devi provarle:

  • la colpa del custode, perché la sua responsabilità è oggettiva;
  • che il pericolo fosse un'«insidia», cioè un trabocchetto invisibile: per i danni dovuti allo stato della strada basta il legame fra la cosa e il danno (n. 845 e n. 8450 del 2025);
  • di essere stato attento: di regola è il custode a dover dimostrare la tua imprudenza (n. 18518 del 2024, in un caso che riguardava una buca sulla strada). Non tutte le decisioni sono così nette: quando la cosa è ferma e ben visibile, alcune chiedono anche a chi cade di aver usato le normali cautele. Ne parliamo più sotto.

Le due difese che fanno perdere o ridurre la somma

Il pericolo era visibile ed evitabile. Per la Cassazione, quanto meno la cosa è pericolosa in sé e quanto più il pericolo si può prevedere e superare con le normali cautele, tanto più pesa l'imprudenza di chi cade, fino a spezzare il legame fra la cosa e il danno (n. 12663 del 2024). Alcuni casi:

  • lievi sconnessioni di un marciapiede largo, facili da vedere e da evitare: la caduta è stata attribuita per intero a chi camminava (n. 14228 del 2023);
  • una buca «profonda quanto un piede con una scarpa», di giorno, in un'area di mercato tutta dissestata, dove non si poteva contare su un fondo regolare (n. 29147 del 2025);
  • l'attraversamento di una strada visibilmente ghiacciata (n. 30141 del 2025).

Negli ultimi due, per la Corte, la responsabilità può essere esclusa. Una buca che si vede bene in pieno giorno può quindi farti perdere la causa.

La tua disattenzione. Se la tua imprudenza ha contribuito alla caduta, il risarcimento diminuisce secondo la gravità della colpa e le conseguenze che ne sono derivate (articolo 1227 del codice civile). Se è stata l'unica causa, non ti spetta nulla (n. 8449 del 2025).

Quanto debba essere grave la disattenzione per cancellare tutto, le sentenze non lo dicono allo stesso modo. Nel 2022 la Cassazione ha scritto che la colpa di chi cade non basta da sola a liberare il custode: serve una condotta imprevedibile ed eccezionale. Quella colpa pesa comunque sulla somma, in base all'articolo 1227 del codice civile (n. 37059). Nel 2023 e nel 2024 ha scritto che basta una condotta colposa, anche se non eccezionale né imprevedibile (n. 14228 del 2023, n. 2376 del 2024). Nel 2025 ha aggiunto che, se la cosa è oggettivamente pericolosa e inadatta all'uso a cui serve, l'imprudenza di chi la usa non basta a escludere il legame (n. 31209). L'esito dipende molto dai fatti: la luce, l'ora, la larghezza del passaggio, lo stato generale del luogo.

Chi risponde nei casi più comuni

Dove sei caduto Chi risponde di solito Da sapere
Strada o marciapiede in città Il Comune, per le strade aperte al pubblico passaggio nel suo perimetro urbano (n. 32545 del 2024) Se c'è un cantiere chiuso e affidato solo all'impresa, risponde l'impresa. Se la zona resta aperta al passaggio, può rispondere anche l'ente proprietario (n. 26780 del 2023)
Scale, portone, cortile di un condominio I condòmini: scale, portoni e cortili sono parti comuni (articolo 1117 del codice civile) La custodia non fa capo né al condominio né all'amministratore: i condòmini rispondono in solido, cioè ciascuno per l'intero, anche se a farsi male è uno di loro (n. 26521 del 2024). In causa può essere chiamato l'amministratore (articolo 1131 del codice civile)
Negozio, supermercato, locale Chi gestisce il locale, per le cose che ci stanno dentro Vale per chiunque sia entrato, anche senza comprare (n. 16224 del 2022, urto contro le porte scorrevoli di un supermercato). Se il locale è in affitto, il proprietario risponde di muri e impianti che ne fanno parte, chi lo ha in affitto del resto (n. 10983 del 2023)

Nel negozio c'è una difesa in più: il liquido appena versato da un altro cliente. Il custode non risponde se il pericolo nasce da un fatto esterno e improvviso creato da terzi, ma deve provare che è comparso all'improvviso e che c'era un controllo efficace per rimuoverlo subito (Cassazione, n. 29632 del 2024). Il caso riguardava detriti su una strada, ma la regola è scritta per ogni custode.

A quanto ammonta: le voci e la tabella

Nessuno può dirti una cifra prima che un medico legale abbia valutato le lesioni. Le voci sono:

  • danno biologico permanente: quello che non guarisce più, misurato in punti di invalidità da 1 a 100;
  • danno biologico temporaneo: i giorni in cui non hai potuto fare la tua vita normale, in tutto o in parte;
  • sofferenza, che i giudici chiamano danno morale;
  • spese documentate e guadagno perso (articoli 1223 e 2056 del codice civile).

Il danno alla salute non ha un prezzo: il giudice lo liquida «con valutazione equitativa» (articolo 1226 del codice civile) e usa tabelle per trattare allo stesso modo casi uguali. Le tabelle di legge del codice delle assicurazioni private (articoli 138 e 139) sono scritte per i danni da circolazione dei veicoli e per la responsabilità sanitaria. Per una caduta, al 13 ottobre 2026, la risposta cambia secondo la gravità.

Lesioni da 10 punti in su. Dal 5 marzo 2025 esiste una tabella unica nazionale (decreto del Presidente della Repubblica n. 12 del 2025), aggiornata ogni anno. Con la sentenza n. 8630 del 2026 la Cassazione ha detto che questa tabella è il riferimento privilegiato anche per i danni alla salute che non nascono da veicoli o da cure, e per i fatti precedenti. Il giudice può scegliere un'altra tabella, come quelle del Tribunale di Milano, solo spiegando quali circostanze particolari del caso lo giustificano. La stessa sentenza dice che fuori da quei due campi discostarsi è più facile. Il caso deciso era un incidente stradale del 2021: sulle cadute la Corte ha enunciato il principio, non ha giudicato un caso.

Lesioni fino a 9 punti. La tabella nazionale non le copre. La tabella di legge per le lesioni lievi (articolo 139 del codice delle assicurazioni) è una regola eccezionale e non si estende ai danni da cose in custodia (Cassazione, n. 4509 del 2022). Per queste lesioni restano le tabelle dei tribunali, fra cui le più diffuse sono quelle di Milano.

Un esempio con i numeri della tabella

Il caso è inventato. Una persona di 60 anni cade sulle scale del condominio per un gradino rotto, con la luce guasta. Il medico legale accerta un'invalidità permanente di 12 punti. Supponiamo che il giudice usi la tabella unica nazionale nell'edizione 2026 (decreto ministeriale 28 settembre 2026, Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre 2026).

Voce Dove si legge Importo
Danno biologico permanente, 12 punti a 60 anni Tabella 1 26.039 euro
Lo stesso, con il danno morale nella misura minima Tabella 2.A 32.627 euro
Con il danno morale nella misura media Tabella 2.B 33.929 euro
Con il danno morale nella misura massima Tabella 2.C 35.231 euro

Se il giudice sceglie la misura media e ritiene che la persona abbia contribuito per il 30%, perché scendeva di corsa senza tenersi al corrimano, il conto è 33.929 × 0,70 = 23.750,30 euro.

A parte vanno il danno temporaneo, le spese documentate e il guadagno perso, che dipendono da documenti che un esempio non ha. Con una tabella di tribunale il risultato sarebbe diverso, e sotto i 10 punti questa tabella non si usa.

Quanto tempo hai

Il diritto al risarcimento si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto è avvenuto (articolo 2947 del codice civile). Se il fatto è anche un reato per cui la legge prevede una prescrizione più lunga, vale quella. Il termine ordinario di dieci anni (articolo 2946 dello stesso codice) vale quando la responsabilità nasce da un contratto: nel caso delle porte del supermercato la Cassazione l'ha esclusa, e lì restano i cinque anni.

Il termine si interrompe, e ricomincia da capo, in tre modi (articoli 2943, 2944 e 2945 del codice civile):

  • con una richiesta scritta di risarcimento che mette in mora chi deve pagare;
  • con la notifica dell'atto che apre una causa;
  • se chi deve pagare riconosce il tuo diritto.

La legge parla di un atto rivolto al debitore: indirizza la richiesta al custode, non solo alla sua assicurazione, e usa un mezzo che provi la data di arrivo.

Fonti

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