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Gruppo Fast Risarcimenti

Caduta per una buca o un marciapiede rotto: paga il Comune?

Di regola sì, se il tratto è suo: risponde come custode anche senza colpa. Come scoprire di chi è la strada, le prove del primo giorno e la lettera da mandare.

A cura di GFR S.r.l.
Aggiornato il · 16 minuti di lettura

Sì, di regola paga il Comune quando la buca o il marciapiede rotto stanno su una strada che è sua o che gestisce lui: ne risponde come custode, anche se non ha colpe, e si libera solo provando il caso fortuito. Di solito vuol dire dimostrare che il pericolo si vedeva bene e bastava la normale prudenza per evitarlo, oppure che lo aveva appena creato qualcun altro senza lasciargli il tempo di intervenire. Su molte strade provinciali e statali, in un cantiere o su un tombino possono entrare in gioco altri custodi: per questo la prima cosa da capire è di chi è quel tratto. Poi servono le prove raccolte subito, prima che la buca venga chiusa, e una richiesta scritta. Per chiedere il risarcimento hai cinque anni dal giorno della caduta.

Se sei inciampato in una buca e non sai a chi scrivere, raccontaci cosa è successo dalla pagina contatti.

Questa guida è per chi cade camminando su una strada o su un marciapiede pubblico. Le regole che valgono per ogni caduta, dalle prove al calcolo della somma, e altri casi decisi stanno nella guida sul risarcimento per una caduta. Chi è caduto in bicicletta, in moto o in auto è in un'altra situazione, che qui non trattiamo.

Perché ne risponde il Comune

Il codice della strada affida agli enti proprietari la manutenzione, la gestione e la pulizia delle strade e delle loro pertinenze, e il controllo tecnico della loro efficienza (articolo 14). Il marciapiede fa parte della strada: è la parte esterna alla carreggiata, rialzata o comunque delimitata, destinata ai pedoni (articolo 3).

Per il danno vale il codice civile: ciascuno risponde del danno causato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito (articolo 2051). Nel 2018 la Cassazione, con due ordinanze che riguardavano enti pubblici, ha chiarito che conta il rapporto di causa fra la cosa e il danno, non la colpa del custode: quel rapporto lo prova chi è caduto, anche se la cosa non era pericolosa in sé (n. 2481 e n. 2482 del 2018). Non serve quindi dimostrare che il Comune abbia violato una regola: le sue mancanze contano solo se la causa si fonda sulla colpa (articolo 2043 del codice civile), oppure per mostrare in che stato era la strada. Per l'Ufficio del Massimario della Cassazione, che ha raccolto queste decisioni nella rassegna del 2018, verso gli enti pubblici il giudizio va condotto «con particolare rigore», senza «aree di immunità di carattere oggettivo».

La custodia manca solo per le cose che per loro natura non si possono custodire (Cassazione, n. 11152 del 2023), e per capire se il controllo era possibile conta il punto preciso del danno, non soltanto quanto è grande il bene nel suo insieme (n. 1257 del 2018, decisa su un parco naturale). Dove la custodia non c'è, resta l'articolo 2043: risponde chi ha colpa, e la colpa va dimostrata.

Non devi provare nemmeno che la buca fosse un trabocchetto invisibile: per i danni dovuti allo stato del manto stradale basta il legame fra la strada e la caduta (n. 845 del 2025). E non devi provare che il Comune sapesse del pericolo: in un caso di caduta su una macchia d'olio la Cassazione ha scritto che non toccava a chi era caduto dimostrare che l'ente ne fosse a conoscenza (n. 6703 del 2018).

Di chi è quel tratto di strada

Il codice della strada divide le strade in statali, regionali, provinciali e comunali, e i loro proprietari sono lo Stato, la regione, la provincia e il comune (articolo 2). Per la Cassazione però pesa chi gestisce davvero il tratto, più di chi ne è proprietario sulla carta: ha ritenuto responsabile il Comune per una strada aperta al pubblico non ancora passata formalmente al demanio comunale (n. 15509 del 2022), e ha escluso l'Agenzia del Demanio per un bene del demanio idrico affidato in gestione alla Regione (n. 20907 del 2018).

Dove sei caduto Chi è di solito il custode Da dove viene
Strada o marciapiede dentro un centro abitato Il Comune, anche se fuori dal centro la stessa strada è statale o provinciale. Fa eccezione la riga sotto Dentro i centri abitati le strade urbane di scorrimento, di quartiere e locali sono sempre comunali (codice della strada, articolo 2, comma 7). Per la Cassazione il Comune risponde delle strade del suo perimetro urbano aperte al pubblico transito, comprese quelle «di penetrazione rurale» (n. 32545 del 2024)
Tratto interno di una strada statale, regionale o provinciale che attraversa un centro abitato con non più di diecimila abitanti L'ente proprietario di quella strada Lo stesso comma 7. Conta la popolazione del centro abitato, non quella dell'intero comune
Strada comunale fuori dal centro abitato Il Comune, che ne è proprietario Codice della strada, articolo 2, commi 5 e 6
Strada vicinale: privata, fuori dai centri abitati, ma ad uso pubblico Il Comune, e accanto a lui possono rispondere i proprietari dei fondi vicini che ne sono comproprietari Codice della strada, articoli 3 e 14; Cassazione, n. 8879 del 2023
Strada provinciale fuori dai centri abitati La Provincia oppure, dove c'è, la città metropolitana, che ha preso il posto della provincia con lo stesso nome Legge n. 56 del 2014, articolo 1, comma 16. Nelle regioni a statuto speciale l'assetto dipende dalle loro leggi (comma 145)
Strada statale Di regola ANAS, a cui la legge affida in concessione la gestione e la manutenzione delle strade dello Stato Decreto legislativo n. 143 del 1994, articolo 2, e decreto-legge n. 138 del 2002, articolo 7. Sulle strade in concessione i compiti dell'ente proprietario passano al concessionario (codice della strada, articolo 14)

Tre situazioni hanno regole proprie.

Lavori in corso. Se l'area del cantiere era isolata, delimitata e affidata soltanto all'impresa, con il passaggio vietato anche a piedi, ne risponde l'impresa. Se invece la zona restava aperta al passaggio, può rispondere anche l'ente proprietario della strada: nel caso deciso, il Comune che aveva lasciato circolare senza alcuna cautela (Cassazione, n. 26780 del 2023). Per i danni dovuti al modo in cui l'esecutore ha scelto di fare i lavori, nel 2024 la Corte ha fatto rispondere la Regione che li eseguiva, non il Comune che glieli aveva affidati (n. 4288).

Tombini e chiusini. Se a farti cadere è stato un chiusino dell'acqua o delle fognature, potrebbe rispondere anche chi gestisce quella rete. Nel 2024 la Cassazione ha ritenuto l'Acquedotto pugliese tenuto a risarcire, come custode, i danni causati dalla costruzione, dalla manutenzione e dalla gestione della rete idrica e fognaria, compiti che gli affida una legge speciale (n. 33122). È un caso solo, deciso in base a quella legge: per gli altri gestori va visto di volta in volta.

Paletti e altri dissuasori di sosta. Ne risponde l'ente proprietario della strada, a meno che dimostri che li ha messi un altro, in un'area assegnata a lui con un titolo specifico e senza alcun potere di controllo dell'ente, oppure così poco prima del danno da non lasciare il tempo di intervenire (Cassazione, n. 11140 del 2024).

Quando dello stesso danno rispondono più soggetti, ognuno è obbligato a risarcirlo per intero, e poi fra loro si dividono il peso (articolo 2055 del codice civile). Per questo, se non è chiaro chi sia il custode, conviene mandare la richiesta a tutti quelli che potrebbero esserlo.

Come scoprirlo

  1. Guarda i cartelli di inizio e fine del centro abitato: per il codice della strada sono loro a delimitarlo (articolo 3). Se sei caduto fra i due cartelli, sei di regola su una strada comunale, salvo il caso dei centri più piccoli visto nella tabella.
  2. Se c'è un cantiere, fotografa il pannello dei lavori. Accanto a ogni cantiere che dura più di sette giorni lavorativi deve esserci un pannello con l'ente proprietario o il concessionario della strada, l'impresa, le date dei lavori e il recapito del responsabile (regolamento del codice della strada, articolo 30).
  3. Fotografa le scritte sul tombino, se a farti cadere è stato un chiusino: possono indicare a quale rete appartiene.
  4. Chiedi i documenti al Comune con l'accesso agli atti descritto più avanti: da quegli atti risulta di chi è il tratto e chi ne cura la manutenzione. Chiedi documenti e non risposte: le informazioni che non stanno in un documento non sono accessibili (legge n. 241 del 1990, articolo 22).

Le prove da raccogliere il giorno stesso

Una buca può essere chiusa in pochi giorni, magari proprio dopo la tua segnalazione: quello che non fotografi subito potresti non poterlo più mostrare. E sul legame fra la buca e la caduta i giudici vogliono la dinamica: non basta dire che sei caduto lì vicino, devi poter raccontare e dimostrare come è successo (Cassazione, n. 12760 del 2024).

  1. Fatti visitare. Al pronto soccorso spiega dove sei caduto e per che cosa, con il nome della via, perché resti scritto nel verbale dello stesso giorno.
  2. Fotografa la buca da vicino con qualcosa accanto che dia la misura: un metro, una moneta, la tua scarpa. Se era piena d'acqua o coperta di foglie, fotografala com'era, e poi anche asciutta.
  3. Fotografala da lontano, in modo che si riconosca il punto: il numero civico, un negozio, un palo. Riprendi tutta la larghezza del marciapiede o della strada: si vede se c'era un passaggio libero e quanto il pericolo era visibile da chi arrivava.
  4. Annota la luce e il tempo: l'ora, se i lampioni erano accesi, se pioveva. Se sei caduto di sera, torna alla stessa ora a fotografare il punto.
  5. Prendi nome e numero di chi ha visto e di chi ti ha aiutato a rialzarti.
  6. Chiama la polizia locale, se puoi farlo subito: il loro rapporto descrive il punto con gli occhi di un terzo, e una copia la puoi chiedere dopo.
  7. Conserva le scarpe e i vestiti che avevi, e le ricevute di farmaci, visite ed esami.
  8. Scrivi una nota il giorno stesso: da dove venivi, dove andavi, che cosa hai visto e che cosa no.

Le difese del Comune

«Il pericolo si vedeva.» Secondo le ordinanze del 2018, quanto più il pericolo si poteva prevedere ed evitare con le cautele normalmente attese in quelle circostanze, tanto più pesa l'imprudenza di chi cade, che può anche bastare da sola a escludere il custode. In uno di quei casi un pedone, pur avendo altri percorsi comodi, aveva scelto di passare su un selciato che faceva da canale di scolo dell'acqua, con il fondo irregolare e una doppia pendenza: la Corte ha escluso la responsabilità dell'ente proprietario della strada (n. 2481 del 2018). Se invece la tua disattenzione ha solo contribuito, il risarcimento si riduce secondo la gravità della colpa e le conseguenze (articolo 1227 del codice civile), anche per chi non è capace di intendere e di volere, come può essere un bambino (n. 2483 del 2018, il caso di un minore).

«Il pericolo era appena comparso.» Una macchia d'olio, dei detriti, una lastra divelta da qualcuno poco prima. L'ente pubblico si libera solo se dimostra che il danno è nato da cause esterne e momentanee, create da altri, che non poteva conoscere né eliminare subito nemmeno con la manutenzione più attenta, oppure che il pericolo ha colpito prima che fosse ragionevole pretendere il suo intervento (Cassazione, n. 6703 del 2018; per i beni del demanio lo ha ripetuto la n. 6826 del 2021). Deve provare che il pericolo è comparso all'improvviso e che aveva un controllo efficace per toglierlo in tempo: per questo nel 2024 la Corte ha annullato una sentenza che aveva dato per imprevedibili dei detriti sulla carreggiata solo perché nessuno li aveva segnalati (n. 29632). Con il passare del tempo, poi, un pericolo nato all'improvviso diventa una condizione della strada stessa, e il custode ne risponde (ordinanze del 2018). Non lo era diventato, per la Corte, una balla di fieno persa da un altro veicolo su un'autostrada, di notte, in un'ora senza sorveglianza e senza che nessuno l'avesse segnalata: lì la regola della custodia non si applicava (n. 35429 del 2022, il danno di un automobilista).

«È stato qualcun altro.» Il fatto di un terzo libera il custode, anche se il terzo resta sconosciuto, solo se si accerta come è andato quel fatto, con certezza e non come semplice possibilità, e se risulta eccezionale e inevitabile (n. 31164 del 2025). Attenzione a non confondere due dubbi. Se non si capisce come sei caduto, il dubbio pesa su di te (n. 33129 del 2024). Se invece è certo che sei caduto per quella cosa e resta ignota la causa precisa del pericolo, il dubbio pesa sul custode (n. 7789 del 2024, su un cancello crollato, e n. 21317 del 2025).

La richiesta scritta: a chi e come

La richiesta va al custode che hai individuato, o a tutti quelli possibili. Se è il Comune, scrivila al Comune come ente, al suo indirizzo di posta elettronica certificata. Gli indirizzi ufficiali delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi stanno nell'Indice dei domicili digitali, tenuto dall'Agenzia per l'Italia digitale (codice dell'amministrazione digitale, articolo 6-ter). La ricevuta di avvenuta consegna prova che il messaggio è arrivato e quando (d.P.R. n. 68 del 2005, articolo 6). In alternativa usa una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Una richiesta scritta di questo tipo interrompe la prescrizione (articolo 2943 del codice civile): da quel giorno i cinque anni ricominciano da capo (articolo 2945). Un modello da adattare:

Oggetto: richiesta di risarcimento per la caduta del [giorno] in [via e numero civico]

Io sottoscritto/a [nome, cognome, data di nascita, indirizzo, telefono, posta elettronica] comunico che il [giorno], verso le ore [ora], camminando [sul marciapiede / sulla strada] di [via], all'altezza del numero [civico], sono caduto/a a causa di [una buca larga circa ... e profonda circa ... centimetri / una lastra sollevata / un tombino sconnesso], [non segnalata e poco visibile perché ...].

Nella caduta ho riportato [lesioni], come risulta dal verbale del pronto soccorso di [ospedale] del [giorno]. Erano presenti [nomi dei testimoni]. Allego le fotografie del punto e i documenti medici.

Chiedo il risarcimento di tutti i danni subiti, nella misura che indicherò dopo la valutazione medico-legale. La presente vale come costituzione in mora e atto di interruzione della prescrizione. Se l'ente è assicurato per questi danni, vi chiedo di trasmetterla alla compagnia e di indicarmi l'ufficio che segue la pratica.

[Luogo, data, firma]

Tieni una copia di tutto quello che mandi e di tutto quello che ricevi.

L'accesso agli atti: la buca era già stata segnalata?

I documenti del Comune possono pesare molto: servono a rispondere alla difesa del pericolo improvviso e dicono di chi è il tratto e chi doveva sistemarlo. La legge n. 241 del 1990 ti permette di vederli e di averne copia.

  • Chi può chiederli: chi ha un interesse diretto, concreto e attuale, collegato al documento (articolo 22). L'accesso va comunque garantito quando i documenti servono per curare o difendere i propri interessi giuridici (articolo 24).
  • Che cosa chiedere: le segnalazioni e i reclami su quel tratto, anche della polizia locale; gli ordini di intervento e i lavori di manutenzione degli ultimi mesi; il contratto con l'impresa di manutenzione o gli atti che affidano il tratto a un altro soggetto; le autorizzazioni a scavi o cantieri in quel punto; il rapporto della polizia locale sulla tua caduta. Valgono anche gli atti interni.
  • Come: con una richiesta motivata, cioè spiegando che sei caduto lì e che i documenti ti servono per la richiesta di risarcimento, all'amministrazione che li ha formati o li conserva (articolo 25). Vederli è gratis; le copie costano il rimborso della riproduzione, più bolli e diritti di ricerca dove sono previsti.
  • Quando: presto. Il diritto di accesso dura finché l'amministrazione ha l'obbligo di conservare i documenti (articolo 22).
  • Se non rispondono: dopo trenta giorni la richiesta si intende respinta. Contro il rifiuto, espresso o tacito, puoi fare ricorso al tribunale amministrativo regionale entro trenta giorni (codice del processo amministrativo, articolo 116). Per gli atti di comuni, province e regioni puoi chiedere invece, nello stesso termine, un riesame al difensore civico del territorio o, se manca, a quello del livello superiore (articolo 25 della legge n. 241).

Prima di una causa

Se il Comune non paga o offre troppo poco e chiedi non più di 50.000 euro, prima di andare dal giudice c'è un passaggio obbligato: tramite il tuo avvocato devi invitare l'altra parte a una negoziazione assistita, un tentativo di accordo condotto dagli avvocati delle due parti. Senza questo passaggio la causa non può andare avanti, salvo alcune eccezioni scritte nello stesso articolo (decreto-legge n. 132 del 2014, articolo 3).

  • La condizione è soddisfatta se l'altra parte non aderisce o rifiuta entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito (articolo 3, comma 2).
  • L'invito deve avvertire che il silenzio o il rifiuto possono essere valutati dal giudice per le spese della causa (articolo 4).
  • La legge non esclude gli enti pubblici: obbliga anzi l'amministrazione ad affidare la negoziazione alla propria avvocatura, se ce l'ha (articolo 2, comma 1-bis).
  • Dal giorno in cui l'invito arriva, sulla prescrizione ha lo stesso effetto dell'inizio di una causa (articolo 8).

La mediazione obbligatoria, invece, qui non c'entra: le materie in cui va tentata prima della causa sono elencate dalla legge, e la caduta per strada non è fra queste (decreto legislativo n. 28 del 2010, articolo 5).

I tempi in una tabella

Che cosa Termine Dove sta scritto
Chiedere il risarcimento Cinque anni dal giorno della caduta. Se il fatto è anche un reato con una prescrizione più lunga, vale quella Articolo 2947 del codice civile
Fermare il conto Ogni richiesta scritta di risarcimento fa ripartire i cinque anni Articoli 2943 e 2945 del codice civile
Risposta all'accesso agli atti Trenta giorni, poi la richiesta si intende respinta Legge n. 241 del 1990, articolo 25
Ricorso contro il rifiuto dell'accesso Trenta giorni Codice del processo amministrativo, articolo 116
Risposta all'invito alla negoziazione assistita Trenta giorni dal ricevimento Decreto-legge n. 132 del 2014, articoli 3 e 4

Quanto spetta

Il danno si conta come in ogni altra caduta, anche quando paga un ente pubblico: contano le lesioni accertate da un medico legale, i giorni in cui non hai potuto fare la tua vita, la sofferenza, le spese e il guadagno perso. Le voci, le tabelle che i giudici usano e un esempio con i numeri stanno nella guida sul risarcimento per una caduta. Qui non diamo cifre: nessuno può indicarne una seria prima della visita medico-legale.

Fonti

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